Perché non riesci a lasciare una persona che ti fa male ?

Non è debolezza.
E non è nemmeno amore, nel senso in cui ci hanno insegnato a chiamarlo.
È un legame che si costruisce lentamente, fatto di momenti intensi alternati a vuoti improvvisi. Un giorno ti senti visto, il giorno dopo ignorato. E nel mezzo resti tu, a cercare di capire cosa hai sbagliato.
Il punto è che non hai sbagliato nulla.
Queste dinamiche creano una dipendenza emotiva reale. Non è solo nella testa: è nel corpo, nell’attesa, nel bisogno di tornare a quel momento iniziale in cui tutto sembrava perfetto.
E più soffri, più ti convinci che devi restare per “sistemare le cose”.
Ma non sei tu a dover aggiustare una relazione che ti rompe.
La domanda non è: perché resto?
La domanda è: cosa mi tiene lì, anche quando sto male?
Spesso è la paura:
di restare soli
di non essere abbastanza
di non trovare più nessuno
Ma restare in una relazione che ti svuota non ti protegge. Ti consuma lentamente.
Queste dinamiche le ho vissute e raccontate anche nel mio libro Vi stavo aspettando, nato proprio da anni di esperienze reali e domande senza risposta.
E forse il primo passo non è andarsene subito.
È vedere chiaramente quello che stai vivendo.
Da lì, qualcosa cambia.

Queste dinamiche non sono sempre evidenti. Spesso sono sottili, quotidiane, quasi invisibili.
Le ho attraversate anch’io, e nel tempo sono diventate parole, riflessioni, pagine. Anche nel mio libro Vi stavo aspettando.
Non per dare risposte definitive.
Ma per iniziare a vedere.
E a volte, vedere è già uscire.

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